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Quando pensiamo alle culture dell’Asia orientale, pensiamo a un mondo ricco di divinità e tradizioni folkloristiche che affondano le loro origini nella notte dei tempi. Ma troppo spesso confondiamo e mescoliamo mondi completamente diversi tra loro, soprattutto Cina e Giappone.

La verità è che, mentre per la tradizione giapponese abbiamo tutto ben documentato, per quanto riguarda la Cina si sono perse le origini di molti miti e siamo in attesa di nuove scoperte archeologiche per riempire vuoti che, al momento, solo la fantasia di qualche autore di romanzo sta cercando di interpretare.

Quelle origini oscure affondano le loro radici in un periodo della storia cinese durante il quale dominò la dinastia Shang, con tutto il suo immaginario: un mondo popolato da animali misteriosi, divinità, sacrifici e creature che sembrano osservare l’uomo direttamente negli occhi.

Tra questi animali c’è l’uccello scuro, protagonista di uno dei reperti più suggestivi legati alla dinastia Shang: un recipiente rituale a forma di gufo proveniente dalla tomba di Fu Hao.

L’uccello scuro degli Shang

Nel Classico delle Odi, una delle più antiche raccolte poetiche cinesi, troviamo un riferimento sorprendente all’origine degli Shang: il Mandato del Cielo viene associato a un uccello scuro che discende e porta la luce agli Shang.

L’uccello non è quindi un semplice animale. È una creatura legata alle origini della dinastia e al rapporto tra il mondo umano e quello divino.

Alcuni storici cinesi lo identificano con il gufo, un animale notturno, misterioso e inquietante. Ed è proprio questa immagine che ritroviamo nei bronzi Shang.

Gli antichi bronzi cinesi possono apparire strani agli occhi moderni. Hanno forme esagerate, occhi enormi, animali deformati e motivi che sembrano appartenere contemporaneamente al mondo naturale e a quello soprannaturale.

Sono oggetti che non sembrano fatti semplicemente per essere guardati.

Sembrano fatti per incutere rispetto, e forse anche paura.

Il gufo di Fu Hao

Il nostro gufo proviene dalla tomba di Fu Hao, una delle figure più importanti dell’epoca Shang. La sua tomba fu scoperta nel 1976 ad Anyang, nello Henan, e custodiva un patrimonio straordinario.

Di questo particolare gufo furono ritrovati due esemplari: uno oggi conservato a Pechino e l’altro nel museo dello Henan.

Il reperto è uno zun, un recipiente rituale destinato al vino, tipico delle dinastie Shang e Zhou. Ma questo zun è tutt’altro che convenzionale: ha la forma di un gufo in piedi.

Il corpo e il coperchio sono due parti separate e sul corpo sono incisi due caratteri che identificano la proprietaria: Fu Hao.

Il gufo ha piccole orecchie, un becco adunco e un petto sporgente. Le ali sono ripiegate lungo i fianchi, mentre gli artigli sembrano afferrare con forza il terreno. La coda scende verso il basso.

Ogni superficie è decorata.

Motivi che ricordano nuvole e tuoni richiamano il mondo divino. Sul retro compare un drago, mentre sulle ali si avvolgono lunghi serpenti. Sulla coda è raffigurato un altro gufo, questa volta con le ali spiegate.

Fu Hao, la donna che parlava con gli dèi

Ma il gufo diventa ancora più interessante quando scopriamo chi era la sua proprietaria.

Fu Hao non fu una semplice consorte reale. Fu una figura di grande potere, legata contemporaneamente alla religione e alla guerra.

Era sacerdotessa, generalessa e intermediaria con il mondo divino.

Nella società Shang queste due dimensioni erano strettamente unite. I sovrani erano contemporaneamente re e sacerdoti e il loro potere comprendeva tanto il governo degli uomini quanto il rapporto con le forze soprannaturali.

Il gufo di Fu Hao appartiene quindi a un mondo nel quale il confine tra umano e divino era molto più sottile di quello a cui siamo abituati.

Le ossa che interrogavano il futuro

Per comprendere davvero la civiltà Shang bisogna entrare nel loro sistema di divinazione.

Gli Shang utilizzavano scapole di bovino e piastroni di tartaruga sui quali venivano incise domande. Si chiedeva agli dèi del raccolto, della guerra, della salute del sovrano, dei sacrifici e degli avvenimenti futuri.

Le ossa venivano poi riscaldate fino a provocare delle crepe. Quelle crepe venivano interpretate come risposte del mondo divino.

Ed è proprio attraverso queste ossa che incontriamo una delle eredità più importanti degli Shang: la scrittura cinese.

Le prime iscrizioni non nascono quindi per raccontare romanzi o comporre poesie. Nascono per porre domande agli dèi.

La scrittura diventa così uno strumento di comunicazione tra il mondo degli uomini e quello soprannaturale.

Una civiltà potente e crudele

Il mondo Shang, però, non era soltanto affascinante. Era anche estremamente duro.

I sacrifici umani erano frequenti e in alcuni casi le persone venivano sepolte vive. La morte faceva parte di un sistema religioso nel quale il sangue e il sacrificio erano strumenti per mantenere l’equilibrio tra il mondo umano e quello divino.

Anche alcuni caratteri delle ossa oracolari restituiscono immagini difficili da accettare per la sensibilità moderna.

Eppure sarebbe sbagliato considerare gli Shang semplicemente come un popolo barbaro. Erano straordinariamente avanzati nella metallurgia, nell’organizzazione dello Stato e nella scrittura.

La loro società apparteneva semplicemente a un mondo nel quale il sacro occupava ogni spazio.

Dal gufo alla rondine

Il gufo degli Shang ci permette infine di osservare una trasformazione molto più ampia.

Nelle società antiche gli animali erano spesso simboli. Il pesce, il serpente e l’uccello erano collegati alla fertilità, alla nascita e alla continuità della vita.

Gli Shang credevano di discendere da un uccello divino. Ma nel corso dei secoli il significato degli uccelli cambiò.

L’uccello scuro, misterioso e inquietante lasciò lentamente spazio ad altre figure simboliche. E tra queste comparve la rondine.

La rondine è un uccello migratore: scompare e poi ritorna ogni primavera. Nella Cina antica divenne così associata al ritorno della vita e, attraverso le feste primaverili e la poesia, anche all’amore.

È una trasformazione affascinante.

L’uccello non scompare: cambia significato.

Il gufo appartiene a una Cina ancora immersa nella paura del soprannaturale, nei sacrifici e nel rapporto diretto con gli antenati. La rondine appartiene invece a una civiltà che sta progressivamente trasformando i suoi simboli e il suo modo di guardare il mondo.

Forse è proprio questo il senso più profondo del viaggio nella storia cinese: le civiltà non cancellano completamente ciò che è venuto prima.

Lo trasformano.

E così, attraverso un misterioso gufo di bronzo, possiamo seguire i primi passi di una civiltà destinata a cambiare profondamente il proprio modo di raccontare il mondo.






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