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Quando pensiamo alla musica dell’antica Cina, spesso immaginiamo strumenti delicati, melodie raffinate e una tradizione musicale legata soprattutto alla famosa scala pentatonica cinese. Ma l’archeologia ci ha restituito una testimonianza capace di raccontarci molto di più.

Si tratta del bianzhong, un antico strumento musicale formato da una serie di campane di bronzo di dimensioni differenti, sospese su una struttura lignea. Ogni campana produce un suono particolare e può essere percossa con appositi martelletti.

Uno dei più straordinari esempi di questo strumento è stato ritrovato nella tomba del Marchese Yi di Zeng, nello Hubei. Sessantacinque campane, organizzate in otto gruppi e distribuite su tre livelli, sono rimaste sepolte per oltre duemila anni e oggi rappresentano uno dei più importanti tesori dell’antica cultura musicale cinese.

Ma quelle campane non raccontano soltanto la storia della musica. Raccontano il potere, la società, la religione, l’arte funeraria e la trasformazione della Cina durante il Periodo degli Stati Combattenti.

🎵 Il bianzhong: quando la musica diventa simbolo del potere

Il bianzhong ha origini molto antiche. I primi esempi risalgono all’epoca degli Zhou occidentali, quando il complesso era composto soltanto da tre campane. Durante il Periodo delle Primavere e degli Autunni il numero aumentò, arrivando fino a tredici.

Ma il valore di queste campane non era semplicemente musicale.

Il bianzhong era strettamente legato alla corte e alla classe dominante. Il suo suono apparteneva alla sfera del potere e della ritualità: la musica, nell’antica Cina, non aveva ancora la funzione di semplice intrattenimento che le attribuiamo oggi.

Per questo motivo il ritrovamento di campane di questo tipo all’interno di una tomba poteva fornire agli archeologi un’indicazione importantissima: molto probabilmente si trovavano davanti alla sepoltura di una persona appartenente all’élite, forse addirittura a un membro della famiglia reale.

Ecco perché il ritrovamento della tomba del Marchese Yi di Zeng fu così straordinario. Sessantacinque campane erano state deposte nella tomba. Non si trattava più soltanto di uno strumento musicale, ma di una vera e propria dichiarazione di prestigio.

👑 Chi era il Marchese Yi di Zeng?

Il personaggio che conosciamo come Marchese Yi di Zeng visse durante il Periodo degli Stati Combattenti e fu sovrano dello Stato di Zeng, conosciuto anche con il nome di Stato di Sui.

Oggi il nome di Zeng può sembrare quasi sconosciuto, ma lo Stato occupava una posizione importante nel quadro politico dell’epoca. La sua storia era infatti legata alla necessità di controllare e difendere i territori meridionali del regno degli Zhou, soprattutto nei confronti degli Chu, una potenza che proprio durante questo periodo sarebbe diventata sempre più forte.

Il legame con gli Zhou affonda le sue radici in epoche molto più antiche, alla figura di Nangong Kuo, conosciuto come Duca di Nan, personaggio che compare anche nel celebre romanzo della dinastia Ming La leggenda degli dei, ambientato nell’epoca della guerra tra Shang e Zhou. Nella tradizione storica, Nangong fu uno dei ministri di re Wen degli Zhou e successivamente servì anche la corte di re Wu. Dopo la vittoria sugli Shang, gli venne affidato il compito di distribuire al popolo le provviste accumulate dal precedente sovrano e di riportare nella capitale degli Zhou i Nove Tripodi, importanti oggetti rituali. A Nangong venne assegnato un feudo strategicamente importante, situato proprio nella zona meridionale del territorio Zhou, vicino ai bellicosi Chu. Da quel momento, lo Stato di Zeng avrebbe mantenuto per lungo tempo questa importante funzione di difesa dei confini meridionali.

La presenza del bianzhong nella tomba del Marchese Yi potrebbe quindi essere letta anche come testimonianza della profonda adesione dei nobili di Zeng alla cultura rituale e musicale degli Zhou.

🎼 Una cultura musicale raffinata

La cultura rituale e musicale degli Zhou aveva un’importanza fondamentale nella formazione dell’élite. I nobili di Zeng ricevevano infatti un’educazione musicale fin dalla giovane età e i governanti dello Stato possedevano un livello di preparazione particolarmente elevato. Ed è proprio osservando il bianzhong del Marchese Yi che possiamo comprendere quanto fosse sofisticata questa tradizione.

Le 65 campane non producevano tutte lo stesso suono. Ognuna poteva emettere due note differenti, permettendo allo strumento di raggiungere una scala completa di cinque ottave. Il dato è particolarmente interessante perché mette in discussione l’idea secondo cui la musica dell’antica Cina fosse esclusivamente basata su cinque note. Il bianzhong dimostra infatti l’utilizzo di una struttura musicale eptatonica, cioè basata su sette note. Non è un dettaglio di poco conto: una maggiore varietà di note permetteva di ottenere una gamma più ampia di possibilità espressive.

E la cosa più sorprendente è che, dopo oltre duemila anni, queste campane sono ancora in grado di produrre suoni armoniosi.

🔔 Sessantacinque campane e una tecnologia straordinaria

Le campane del Marchese Yi non sono soltanto impressionanti per il loro numero. Sono anche straordinarie dal punto di vista della lavorazione artigianale. La superficie esterna è decorata con motivi raffinati e complessi, ma queste decorazioni non compromettono la qualità del suono.

La realizzazione di oggetti di tale precisione richiedeva una tecnologia metallurgica molto avanzata: la fusione a cera persa, una tecnica che permetteva di ottenere elementi estremamente sottili e dettagliati. Il risultato è sorprendente: campane diverse per dimensioni, decorate con grande raffinatezza e capaci di produrre note differenti, riunite in un unico enorme strumento musicale.

Ma proprio questa magnificenza solleva una domanda.

La sproporzione rispetto agli strumenti utilizzati dal sovrano Zhou era evidente. Il bianzhong del re comprendeva un numero molto più ridotto di campane, mentre quello del Marchese Yi arrivava addirittura a 65.

Un’esibizione di ricchezza, prestigio e potere?

Probabilmente anche. Quelle campane sembrano infatti rappresentare un mondo ormai al tramonto: la grande cultura rituale degli Zhou continuava a manifestarsi con magnificenza proprio mentre il potere politico della dinastia si indeboliva.

⚔️ Dalle Primavere e Autunni agli Stati Combattenti

Per comprendere il significato della tomba dobbiamo inserirla nel grande cambiamento politico che attraversò la Cina antica. Nel 1045 a.C., gli Zhou provenienti dalla regione dello Shaanxi sconfissero gli Shang e presero il potere. Il nuovo sistema politico prevedeva una distribuzione del potere tra principi, duchi e marchesi.

Per un periodo il sistema funzionò e la dinastia Zhou visse una fase di grande splendore. Ma progressivamente i signori locali aumentarono la propria autonomia. Nel 770 a.C., gli Zhou furono costretti a spostare la capitale verso est, nell’area dell’odierna Luoyang. Iniziò così il Periodo delle Primavere e degli Autunni, caratterizzato dalla crescente difficoltà del sovrano Zhou nel controllare i potenti signori locali. Fu una fase di grande crisi politica, ma anche di straordinario fermento culturale e filosofico. A questa fase seguì il Periodo degli Stati Combattenti, che si concluse nel 221 a.C. con l’unificazione della Cina sotto i Qin.

La tomba del Marchese Yi appartiene proprio a questo mondo in trasformazione. Le sue campane sembrano quasi rappresentare la voce di una cultura rituale che continua a celebrare la propria grandezza mentre, intorno ad essa, il vecchio ordine politico si sta sgretolando.

⚰️ La tomba del Marchese Yi: una nuova concezione dell’aldilà

Il bianzhong è certamente il reperto più famoso della tomba, ma la sepoltura nel suo complesso è altrettanto importante. Il sito archeologico è quello di Leigudun, nello Hubei, e la tomba venne portata alla luce nel 1977. Grazie ai documenti ritrovati all’interno è stato possibile datarla al 433 a.C. Il nome del defunto è stato ricostruito grazie alle iscrizioni presenti su alcuni oggetti, anche se quello con cui lo conosciamo è un nome postumo.

La tomba presenta una caratteristica particolarmente interessante: pur appartenendo alla tradizione delle tombe a fossa, il suo guo, cioè la struttura lignea interna, è suddiviso in quattro ambienti. Abbiamo quindi una camera centrale, una camera a nord, una a est e una a ovest. La camera centrale era la più grande e conteneva il sarcofago del Marchese Yi, insieme al celebre bianzhong e ad altri strumenti musicali e oggetti in bronzo. La camera settentrionale, più piccola, era destinata soprattutto alle armi. Ma sono le altre due camere a raccontarci qualcosa di particolarmente significativo.

Nella camera occidentale furono trovati 13 sarcofagi appartenenti ai servitori del marchese, mentre nella camera orientale erano presenti otto sarcofagi di concubine, oltre a quello di un cane. La tomba testimonia quindi una pratica molto antica e oggi estremamente difficile da concepire: persone vive venivano sepolte insieme al loro signore.

🏯 Dalla tomba a fossa alla tomba a camera

La tomba del Marchese Yi è importante anche perché rappresenta un momento di transizione nell’evoluzione dell’architettura funeraria cinese. Durante l’epoca Shang erano comuni le tombe a fossa, caratterizzate da un unico grande ambiente nel quale venivano collocati il sarcofago e il corredo funerario. Un esempio straordinario è la tomba di Fu Hao, moglie del re Shang Wu Ding, nella quale furono ritrovati circa 200 vasi di bronzo e 750 oggetti di giada.

Con il passare del tempo comparvero tombe sempre più articolate, suddivise in diversi ambienti. La tomba a camera riproduceva idealmente la struttura della casa o del palazzo in cui il defunto aveva vissuto. Non era più semplicemente un luogo destinato a custodire il corpo e gli oggetti rituali, ma diventava una sorta di dimora per l’aldilà. La tomba del Marchese Yi rappresenta uno degli importanti passaggi verso questa nuova concezione. Le stanze sono separate da pareti solide, sulle quali vennero persino dipinte delle porte, quasi a riprodurre una vera abitazione.

🌸 Una casa per l’eternità

L’arte funeraria dell’antica Cina ci permette di comprendere una concezione dell’aldilà molto diversa da quella moderna. Gli antichi cinesi non consideravano necessariamente la morte come la fine dell’esistenza. Il mondo dei morti era pensato come una realtà invisibile, un mondo che non poteva essere visto ma che continuava comunque a esistere. Per questo le tombe riproducevano aspetti della vita terrena. Oggetti rituali, armi, strumenti musicali, servitori e persino elementi della vita quotidiana accompagnavano il defunto.

Con il passare del tempo, i sacrifici umani sarebbero stati progressivamente sostituiti dai mingqi, oggetti funerari destinati a rappresentare persone, animali e altri elementi della vita del defunto. La tomba del Marchese Yi contiene quindi elementi antichi e innovativi allo stesso tempo. È una fotografia di una società che sta cambiando.

🎶 La voce di un mondo al tramonto

Forse è proprio questo l’aspetto più affascinante del bianzhong del Marchese Yi. Quelle 65 campane non sono soltanto uno strumento musicale. Sono la testimonianza di una società in cui musica, rituale e potere erano profondamente intrecciati. Sono il simbolo di un’élite che continuava a investire nella propria cultura e nel proprio prestigio mentre il sistema politico degli Zhou entrava definitivamente in crisi. E sono anche la prova della straordinaria capacità tecnica raggiunta dagli artigiani dell’antica Cina.

Oggi il bianzhong del Marchese Yi è considerato un tesoro nazionale cinese e dal 18 gennaio 2002 è inserito nella lista dei beni culturali la cui esposizione all’estero è vietata. Dopo oltre duemila anni, quelle campane sono ancora capaci di far sentire la propria voce. Una voce che arriva dal 433 a.C., dal cuore del Periodo degli Stati Combattenti, e che ci racconta non soltanto come suonava la musica dell’antica Cina, ma anche come vivevano, cosa credevano e quale mondo volevano portare con sé nell’aldilà gli uomini e le donne dell’élite di Zeng.

E forse è proprio questo il vero tesoro della tomba del Marchese Yi: non le campane in sé, per quanto straordinarie, ma la possibilità di ascoltare, attraverso di esse, la voce di una civiltà scomparsa. 🌸






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