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Tra le quattro grandi bellezze della Cina antica, Wang Zhaojun è forse quella la cui storia unisce più profondamente leggenda, bellezza e politica. Attorno alla sua figura sono nate nel corso dei secoli poesie, racconti, opere teatrali e romanzi, fino a trasformare una donna di cui le fonti storiche raccontano relativamente poco in uno dei personaggi femminili più celebri della storia cinese.

Come accade per altre grandi figure del passato, anche nel caso di Wang Zhaojun è difficile separare completamente la persona storica dalla protagonista delle numerose leggende nate intorno a lei. Ed è proprio dall’incontro tra queste due figure, quella storica e quella leggendaria, che nasce il fascino di Zhaojun.

La leggenda delle sue origini

La tradizione racconta che Wang Zhaojun fosse originaria del villaggio di Baoping, un luogo circondato dalle montagne e attraversato da un fiume, con una terra fertile e un clima piacevole. In epoca Qing, proprio per commemorare la donna che aveva dato fama al luogo, il villaggio venne ribattezzato Villaggio di Zhaojun.

Si racconta che, in tempi molto antichi, Baoping fosse una zona selvaggia e disabitata. Il re di Zhou vi fece costruire una torre di segnalazione per avvistare da lontano eventuali nemici e lanciare l’allarme. Con il passare del tempo, la torre venne distrutta e rimase soltanto un cumulo di terra, conosciuto come Tumulo della Torre di Segnalazione.

Durante la dinastia Han occidentale, su quel tumulo viveva un uomo di cognome Wang, ormai sulla quarantina e ancora senza figli. La moglie era malata e l’uomo si recava spesso al tumulo per pregare gli dèi, chiedendo loro di concedergli un erede che potesse continuare la discendenza della famiglia.

Una notte, dopo essersi recato ancora una volta a pregare, l’uomo fece un sogno: vide una luna luminosa posarsi sulle sue braccia. Al suo risveglio, sua moglie diede alla luce una bambina dalla bellezza straordinaria. Era Wang Zhaojun.

Secondo la leggenda, dopo la sua nascita anche la natura sembrò cambiare. L’acqua divenne più limpida, le montagne più verdi, la luna più luminosa, le stelle più brillanti e gli alberi crebbero rigogliosi. I fiori sbocciavano in abbondanza e gli abitanti del luogo attribuirono tutto questo alla fortuna portata dalla bambina. Ma sono soprattutto gli animali e il paesaggio a diventare protagonisti delle storie dedicate alla giovane Zhaojun.

Le gru bianche e il Tè della Gru Bianca

Tra le tante leggende legate alla sua infanzia, una delle più affascinanti è quella delle gru bianche, che si intreccia anche con la tradizione del tè. Si racconta che i semi di un particolare tè fossero stati portati dal Lago Occidentale di Hangzhou proprio da una coppia di gru bianche e consegnati personalmente a Zhaojun.

La giovane amava molto gli uccelli e sapeva suonare il liuto. Quando sfiorava le corde dello strumento, sembrava che i fiori e l’erba si muovessero seguendo la musica e che gli uccelli si alzassero in volo. Ogni mattina le gru passavano davanti alla sua finestra e gridavano tre volte, quasi per salutarla. Ogni sera tornavano a farle visita, come per darle la buonanotte. Tra Zhaojun e le due gru nacque così un legame profondo.

Un giorno, però, una delle gru venne colpita da una freccia durante una battuta di caccia. Il giovane cacciatore, pentito, la riportò a Zhaojun morente. La ragazza, addolorata, la seppellì e piantò alcuni fiori di pesco sulla tomba. La gru rimasta sola continuò a tornare ogni sera davanti alla torre di Zhaojun. Non riusciva più a volare lontano e non mangiava quasi più.

Per alleviare la sua sofferenza, Zhaojun dipinse su un foglio di carta di riso l’immagine di una gru bianca e la pose sulla tomba. Secondo il racconto, accadde allora qualcosa di straordinario: la gru rimasta in vita sembrò riconoscere nell’immagine la propria compagna e il dipinto parve trasformarsi, attraverso la musica del liuto e il buon cuore di Zhaojun, in una vera gru. Le due gru tornarono così insieme. Ma dopo qualche tempo scomparvero nuovamente.

Zhaojun aspettò a lungo il loro ritorno, finché una notte le vide finalmente ricomparire. Le gru le portarono due piccoli semi di tè provenienti dal Lago Occidentale di Hangzhou. Le dissero che nel suo villaggio mancava un buon tè e che, poiché spesso studiava e recitava poesie sentendo la nostalgia della propria terra, avevano deciso di portarle quei semi. Le indicarono anche come coltivarli, utilizzando l’acqua del Pozzo di Nanmu.

Zhaojun seguì le loro indicazioni. Piantò i semi, vide crescere gli alberi e, con il passare degli anni, cominciarono ad apparire le prime foglie. Quando il tè veniva preparato con l’acqua del pozzo del villaggio, tra i fumi dell’acqua calda sembrava apparire la figura di una gru bianca. Nacque così, secondo la leggenda, il Tè della Gru Bianca.

Si raccontava inoltre che gli imperatori Han lo apprezzassero particolarmente e che continuassero a mandare messaggeri per procurarselo. Il tè divenne così un tributo imperiale.

La partenza dal villaggio

Un’altra leggenda racconta il momento in cui Zhaojun lasciò la sua terra natale per entrare nella corte imperiale. Il pittore Mao Yanshou era stato incaricato di cercare le ragazze più belle da destinare al palazzo. Dopo aver attraversato numerose prefetture e contee, arrivò ai piedi del monte Xiangshan. Fu lì che vide Zhaojun mentre lavava i panni sulla riva del fiume. Colpito dalla sua bellezza, ne fece un ritratto destinato all’imperatore.

Quando gli abitanti del villaggio seppero che Zhaojun era stata scelta per entrare a palazzo, la notizia provocò grande tristezza. Per loro non era semplicemente una ragazza del paese, ma una persona cresciuta insieme alla comunità. Organizzarono quindi una grande cena d’addio e i giovani del villaggio costruirono lanterne di bambù. Quando arrivò la sera della partenza, le accesero e le portarono sul fiume. Le famiglie prepararono banchetti davanti alle proprie case, con il pesco della terra natale, il Tè della Gru Bianca e altri frutti. Il profumo dei fiori riempiva l’aria e il suono del liuto accompagnava la serata.

A mezzanotte la barca partì lentamente. Gli abitanti seguirono Zhaojun lungo il fiume, accompagnandola con le lanterne. Una canzone dopo l’altra, una lanterna dopo l’altra, la barca si allontanò sempre di più. Quando arrivò a una grande curva del fiume, gli abitanti non poterono più seguirla. Rimasero sulla riva a guardare la barca scomparire e le augurarono buon viaggio e un cammino sicuro.

La Wang Zhaojun storica

Al di là delle leggende, le informazioni sulla vera Wang Zhaojun sono molto più limitate.

Le date tradizionalmente associate alla sua vita sono il 52 a.C. per la nascita e il 19 a.C. per la morte. Era originaria di Baoping, nell’odierno Hubei. Nel 38 a.C. entrò a palazzo come dama di compagnia. Non apparteneva alla famiglia imperiale e non possedeva inizialmente un titolo particolare.

Il suo nome compare nelle fonti anche come Wang Qiang. Il nome Zhaojun sarebbe invece stato associato alla sua nuova posizione e alla missione politica che avrebbe assunto.

La sua vita cambiò radicalmente nel 33 a.C., quando il sovrano degli Xiongnu, Huhanye Chanyu, arrivò alla corte Han per rendere omaggio all’imperatore Yuan e chiese di poter diventare suo genero. Fu allora che Wang Zhaojun venne scelta per essere data in sposa al sovrano. Il matrimonio non fu soltanto un’unione personale. Ebbe una precisa funzione politica: favorire la pace lungo il confine e rafforzare i rapporti tra gli Han e gli Xiongnu.

Il famoso ritratto di Mao Yanshou

Ma perché fu scelta proprio Zhaojun? Qui entra in scena uno degli aneddoti più celebri della sua storia: quello del ritratto. Secondo la tradizione, l’imperatore Yuan aveva un numero enorme di donne nel suo harem e si affidava ai ritratti realizzati dal pittore Mao Yanshou per decidere quali convocare. Le donne di palazzo, secondo il racconto, corrompevano i pittori affinché i loro ritratti fossero particolarmente belli. Zhaojun, invece, si sarebbe rifiutata di pagare.

Mao Yanshou avrebbe quindi realizzato deliberatamente un ritratto poco lusinghiero, facendo sì che l’imperatore non si interessasse mai a lei. Quando arrivò il momento di scegliere la donna da dare in sposa a Huhanye Chanyu, Zhaojun venne scelta proprio perché il suo ritratto non aveva attirato l’attenzione dell’imperatore. Solo quando la vide realmente, durante il momento della partenza, l’imperatore si sarebbe reso conto della sua straordinaria bellezza e avrebbe rimpianto di non averla mai convocata.

La tradizione racconta che, dopo aver scoperto l’inganno, Mao Yanshou venne condannato a morte.

La donna che portò la pace

Anche le fonti storiche non concordano completamente sulle circostanze della sua partenza. Secondo il Libro degli Han, fu l’imperatore Yuan a concedere Wang Zhaojun in sposa a Huhanye Chanyu. Il Libro degli Han posteriori, invece, racconta una versione diversa: Zhaojun, rimasta per anni a palazzo senza essere mai favorita dall’imperatore, avrebbe chiesto personalmente di essere mandata presso gli Xiongnu. Secondo questo racconto, l’imperatore si sarebbe accorto della sua bellezza soltanto durante il banchetto d’addio e avrebbe voluto cambiare decisione, ma ormai la promessa era stata fatta.

Al di là delle differenze tra le cronache, il risultato fu lo stesso: Wang Zhaojun lasciò la corte Han e si trasferì nel territorio degli Xiongnu. Dopo appena due anni, il sovrano degli Xiongnu morì. Secondo le usanze del tempo, Zhaojun dovette sposare il figlio e successore. Morì nel 19 a.C., a soli 35 anni.

Il suo matrimonio contribuì a favorire gli scambi economici e culturali tra Han e Xiongnu e alla stabilità delle regioni di confine. I rapporti più intensi permisero anche una maggiore conoscenza reciproca e, secondo le fonti, alcuni popoli non Han arrivarono a interessarsi alle istituzioni politiche e sociali delle regioni centrali della Cina.

Da donna storica a figura leggendaria

La storia di Wang Zhaojun non finì con la sua morte. Al contrario, fu proprio nei secoli successivi che la sua figura cominciò a trasformarsi sempre più in leggenda.

Sono state composte più di 700 poesie dedicate a lei e quasi quaranta opere teatrali e romanzi hanno raccontato la sua vicenda. Più di 500 autori celebri si sono confrontati, in epoche diverse, con la figura di Zhaojun. Tra le leggende più famose c’è anche quella delle oche che caddero dal cielo alla sua vista.

Quando nel 33 a.C. Huhanye Chanyu arrivò alla corte Han e Wang Zhaojun partì verso nord, si racconta che durante il viaggio la giovane donna fosse profondamente commossa dal paesaggio, dalle dune di sabbia dorata e dai richiami degli animali. A cavallo, avrebbe suonato il Lamento del Pipa. La musica malinconica, unita alla sua straordinaria bellezza, avrebbe fatto dimenticare alle oche selvatiche di battere le ali. Gli uccelli sarebbero così caduti uno dopo l’altro sulla distesa sabbiosa.

Da questa leggenda nasce uno degli appellativi associati alle grandi bellezze della Cina: 落雁, luòyàn, “colei che fa cadere le oche”.

Wang Zhaojun è quindi molto più della donna bellissima scelta dall’imperatore o della giovane costretta a lasciare la propria terra. È diventata il simbolo di una donna capace, attraverso una vicenda personale, di rappresentare un’intera politica di pace. Una donna partita dalla propria terra natale per attraversare il confine e vivere tra un popolo diverso dal proprio, diventando nei secoli una delle figure femminili più amate della tradizione cinese. Ed è forse proprio questo il motivo per cui, ancora oggi, Wang Zhaojun continua a vivere nella poesia, nella musica, nella letteratura, nel teatro e nei drama.

La donna storica è rimasta consegnata alle poche informazioni conservate dalle cronache.

La Zhaojun leggendaria, invece, continua a viaggiare. Come quella barca illuminata dalle lanterne che, una notte lontana, si allontanò lentamente dal suo villaggio natale.







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